Now Playing Tracks

Hertzapoppin - Piano Tonk New York

Hertzapoppin – Piano Tonk New York

Domanda :

Salve, vorrei avere delle informazioni riguardo ad un pianoforte Tonk New York con numero di serie 24144. Vorrei sapere a quando è possibile datarlo e nel caso il valore commerciale legato alle possibili condizioni in cui si trova.

Grazie in anticipo per la disponibilità.

 

 

Risposta :

Salve, allora, la fabbrica è stata fondata alla fine dell’ottecento a New York ed è andata avani…

View On WordPress

Domanda :

Salve, vorrei cortesemente il suo aiuto e una sua valutazione per il mio pianoforte verticale. Modello Bechstein matricola 52558 che lo dovrebbe datere intorno al 1899.
Sono costretto alla vendita e purtroppo ho trovato pareri molto discordanti.
Verificato le sue recensioni e feedback su internet avrei piacere di conoscere il suo parere.

La ringrazio anticipatamente e resto in attesa di un suo riscontro.

 

 

Risposta :

Salve, il pianoforte è effettivamente stato costruito nel 1899 ed è uno strumento di altissimo valore e indiscutibile qualità, personalmente possiedo un modello simile al suo e mi piace di questo brand sopratutto il timbro e la risposta meccanica.  Se la memoria mi inganna dovrebbe montare una meccanica Schwander.

Se nel corso degli anni lo strumento non ha subito interventi di restauro radicali dovrebbe avere ancora l’originale tastiera in avorio che, oltre a preservare la storicità dello strumento rende la tastiera (a mio avviso) più piacevole sotto le dita dell’esecutore. Questi strumenti, grazie anche al gran nome che portano, hanno un valore di mercato abbastanza buono ammesso che le condizioni strutturali e meccaniche siano accettabili e comunque in questi casi è preferibile avere un pianoforte in condizioni originali che non un strumento rimaneggiato da non si sa chi e non si sa come. Un verosimile valore di mercato, presupponendo un buono stato di conservazione, si attesta in una vendita tra privati intorno ai 2000-3000 euro anche se, purtroppo, attualmente il mercato non attraversa un periodo florido. Rimane tuttavia un eccellente strumento che le consiglio di non svendere.

Breve storia della Fabbrica di pianopforti  C.Bechstein

Gli inizi

Carl Bechstein, il fondatore
Carl Bechstein aprì la sua fabbrica di pianoforti come ditta individuale nel 1853 e consegnò 176 strumenti fino al 1859. Il suo primo pianoforte a coda, costruito nel 1856 per il pianista Hans von Bülow, ha il numero di produzione “100”, ma questo non può essere il vero numero progressivo, se consideriamo la produzione effettiva, e probabilmente fu messo per non far vedere che l’azienda era agli inizi. Il nome Bechstein diventò rapidamente famoso per la stabilità dei materiali utilizzati, insolita per l’epoca, e la grande resistenza dei suoi strumenti.

Dal 1861 Bechstein ampliò la sua impresa e alla fine di quel decennio iniziò a esportare i suoi strumenti anche in Gran Bretagna e in Russia. Il re Ludovico II di Baviera ordinò a Carl Bechstein un pianoforte da regalare a Richard Wagner, che lo apprezzò moltissimo.[2] Dal 1870 furono costruiti circa 500 strumenti all’anno. Nel 1882 fu fondata una seconda fabbrica a Berlino e nel 1885 una filiale a Londra. Nel 1896 Bechstein presentò all’Esposizione Industriale di Berlino strumenti di ottima fattura, premiati con la medaglia d’oro. Nel 1897 entrò in funzione la terza fabbrica a Berlino.

A Londra iniziò a costruire una sala per concerti, la Bechstein Hall, completata nel 1901. Lo scoppio della Prima guerra mondiale portò all’espropriazione e alla chiusura di quella sala, riaperta nel 1917 con il nome “Wigmore Hall”. Bechstein fece costruire sale per concerti anche a Parigi e San Pietroburgo.

Carl Bechstein vendeva i suoi strumenti a conservatori, organizzatori di concerti, corti reali e imperiali. Da molti decenni celebri compositori, fra cui Franz Liszt, Richard Wagner e Claude Debussy, e pianisti famosi come Wilhelm Backhaus, Walter Gieseking, Artur Schnabel, Wilhelm Furtwängler, Wilhelm Kempff e Jorge Bolet preferiscono i pianoforti a coda C. Bechstein.

Dopo la morte del fondatore

Dopo la morte di Carl Bechstein nel 1900 subentrarono i suoi figli Edwin (nato nel 1859, direttore tecnico), Carl Junior (nato nel 1860, amministratore generale) e Johannes (nato nel 1863 e morto nel 1906). Nel 1903 la Bechstein aveva 800 dipendenti e produceva 4500 strumenti. In quell’anno fu fondata un’altra filiale a Parigi. Nel 1906 l’impresa diventò una società in nome collettivo.

La Prima guerra mondiale provocò una grave crisi alla Bechstein, con un crollo della produzione anche in seguito all’esproprio senza alcun compenso delle sue filiali all’estero. Nel 1923, l’anno dell’iperinflazione in Germania, l’impresa fu trasformata in una società per azioni.

Edwin Bechstein colse l’occasione per rientrare nella società, da cui si era ritirato nel 1916 dopo una lite con suo fratello. Sua moglie Helene, nata Capito, comproprietaria dell’impresa, era una delle prime ammiratrici di Adolf Hitler. Insieme a Elsa Bruckmann, moglie dell’editore Hugo Bruckmann, permise a Hitler di entrare in contatto con le élite di Berlino e Monaco di Baviera e lo aiutò largamente anche sul piano finanziario. Questi apporti non furono però utili all’impresa, che perse alcuni clienti importanti per l’atteggiamento apertamente antisemita di Helene Bechstein, ma nel 1934, quando Edwin Bechstein morì nella sua villa di Berchtesgaden, fu sepolto a Berlino con funerali di Stato.

Pur toccata dalla crisi economica del 1929, la Bechstein fu in grado di presentare un pianoforte a coda dorato all’Esposizione universale di Barcellona. L’innovazione del “Neo-Bechstein”, il primo pianoforte elettroacustico, non bastò a impedire il declino all’impresa: nel periodo 1935-1940 la produzione scese a 3900 strumenti all’anno.

Durante la Seconda guerra mondiale la Bechstein aprì una sezione per la costruzione di eliche a scopi bellici.

Dopo la Seconda guerra mondiale

La Bechstein fu gestita sotto sequestro dagli occupanti americani fino al 1951 per provvedere alla denazificazione. Le vendite in quel periodo restarono modeste, ma l’azienda poté festeggiare brillantemente il suo centenario nel 1953.

Nel 1959 fu aperta un’altra fabbrica a Karlsruhe e negli anni sessanta la Bechstein costruiva mille strumenti all’anno nelle sue tre sedi produttive (Karlsruhe, Berlino e Eschelbronn, non lontano da Heidelberg).

Nel 1973 Bechstein diventò una srl diretta da amministratori americani e questo sviluppo diede l’opportunità di aprire nuovi mercati negli USA.

Nel 1986 il costruttore tedesco di pianoforti Karl Schulze ha acquistato il marchio Bechstein, concentrando la produzione nella sede berlinese nel quartiere di Kreuzberg dopo la chiusura delle fabbriche di Karlsruhe ed Eschelbronn. Quattro anni dopo i marchi Euterpe e W. Hoffmann, appartenenti alla ditta Feurich, sono stati integrati nel gruppo Bechstein.

Nell’ambito della riunificazione della Germania, Bechstein ha rilevato nel 1992 il marchio Zimmermann e il suo stabilimento di Seifhennersdorf in Sassonia. Questa ditta, fondata a Lipsia nel 1884 col nome “Leipziger Pianofortefabrik Gebr. Zimmermann AG”, era stata nazionalizzata dopo la Seconda guerra mondiale e ribattezzata “VEB Sächsische Pianofortefabrik”. Nel 1994 è stata trasferita a Seifhennersdorf anche la produzione dei marchi economici e di prezzo medio Euterpe e W. Hoffmann, portata in seguito in Estremo Oriente.

Dopo una domanda di dichiarazione di fallimento, evitato con l’acquisto dello stabilimento di Berlino da parte del governo regionale, la Bechstein ha concentrato tutta la sua produzione a Seifhennersdorf. Negli anni successivi ha investito circa venti milioni di euro per ampliare la fabbrica e trasformarla in un impianto moderno per la produzione di pianoforti a coda e verticali di ottimo livello.

Fonte: Wikipedia

Nel 1996 Bechstein è tornata a essere una società per azioni, quotata dal 1997 al mercato ristretto.

Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti,

Francesco.

 

Hertzapoppin – Bechstein del 1899 Domanda : Salve, vorrei cortesemente il suo aiuto e una sua valutazione per il mio pianoforte verticale.
To Tumblr, Love Pixel Union